Ho sempre avuto l’impressione che l’emendamento sulla legge elettorale ( un porcellum peggiore), concernente una quota minima del 50% di persone di sesso femminile da inserire obbligatoriamente in lista, sia un modo per evitare di discutere di preferenze e liste bloccate.
Da un lato chi vota a sinistra, dopo avere per anni (esattamente 7) contestato con forza le liste bloccate, si ritrova con il proprio partito sostenitore indefesso di ciò che ha sempre messo in dubbio.
Le quote rosa sono un contentino, un offuscamento dell’intelletto che sembra funzionare, come al solito, x gli elettori o simpatizzanti di quella parte politica.
Dall’altro la destra italiana ( probabilmente la peggiore destra del mondo, anzi dell’universo), non è convinta delle quote rosa, ma le lotte intestine di alcune donne del pdl, terrorizzate di perdere il proprio scranno, hanno creato dissenso e per una volta discussione.
L’assioma è: se le liste sono bloccate, la nomina proviene dal re; considerato che il Re è sempre meno protagonista del reame, c’è il rischio che altri ( i coordinatori) possano scegliere altri leccapiedi.
Come principio le quote rosa sono un’imposizione non costituzionale, soprattutto in relazione all’art. 3 della Costituzione.
Non credo che in Italia, almeno nel nord del paese, ci sia ancora bisogno di leggi pari opportunità. Per fare limitati esempi in magistratura e avvocatura le donne stanno soppiantando gli uomini, almeno come numero (dovremmo chiedere le quote azzurre?).







